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L'Editoriale di Fiorenzo Pampolini


DIVIETO DI ASCOLTO
(Le canzoni censurate dalla RAI negli anni ‘60/’70 – Prima parte)

Cari amici, nel periodo d’oro dei nostri amati 45 giri, la commissione di controllo sui programmi della RAI, ancora in regime di monopolio, si occupava prevalentemente dei testi delle canzoni, che venivano attentamente valutati per decretarne o meno l’idoneità ad essere trasmessi alla radio e alla TV. Il giudizio si riferiva in modo particolare a temi riguardanti la sessualità, la politica e la religione, ma in qualche caso si valutava anche se la voce dell’interprete (soprattutto le nuove leve) fosse idonea per essere passata in radio. Sembra, per esempio, che il Lucio Battisti degli esordi abbia incontrato problemi di trasmissibilità radiofonica, poi brillantemente superati dopo l’uscita di 29 settembre. Ma torniamo ai testi delle canzoni, e tracciamo una breve storia delle canzoni censurate dalla RAI con particolare riferimento agli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso.

Alla fine degli anni Cinquanta, la censura colpisce una canzone partecipante al Festival di Sanremo 1959, firmata Pallesi e Malgoni, e interpretata in maniera ritenuta troppo sensuale da Jula De Palma. Il verso che diceva tua, sulla bocca tua, viene mutato in tua, ogni istante tua. La canzone conclude la gara con un rispettabile quarto posto, ma secondo i censori della RAI, la De Palma, complice anche un abito particolarmente audace, si era esibita come se fosse in camera da letto, caricando di “scandaloso erotismo” un testo che faceva esplicito riferimento all’amore fisico.

Nel 1960, Domenico Modugno sceglie come facciata B di Libero (seconda classificata al Festival di Sanremo) una canzone che dedica alla moglie, e che ha per titolo Nuda. Il testo (languida, morbida, purissima! Nuda! Mia!) è subito bocciato dalla censura RAI, e all’ultimo minuto si interviene per sostituire la canzone sul 45 giri.

Nei primi anni Sessanta, esplode il fenomeno dei cantautori. Ma ce ne sono due, entrambi appartenenti alla cosiddetta “scuola genovese”, che nei loro testi fanno allusioni troppo esplicite al sesso o all’erotismo, o a tematiche di carattere sociale e politico. Parliamo di Fabrizio De Andrè e Luigi Tenco, dei quali soltanto pochi pezzi passano in radio, accuratamente scelti tra quelli che si limitano a parlare d’amore come, per Fabrizio, Amore che vieni amore che vai o La canzone dell’amore perduto, e, per Luigi, Angela, Mi sono innamorato di te, Lontano lontano, Un giorno dopo l’altro. Persino La canzone di Marinella risulta poco gradita per via di quel re senza corona e senza scorta, tra le cui braccia freme la pelle di Marinella. Ci pensa poi Mina a sdoganare il brano, portandolo al successo che merita. Non parliamo poi di Via del Campo o di Bocca di rosa, nelle quali Fabrizio osa addirittura parlare di prostitute!

Nel 1966, i Pooh si permettono di esordire al Festival delle Rose con una canzone dal titolo Brennero ’66, che parla del terrorismo alto-atesino. Ma la RAI interviene con il fatidico bollino rosso, e il testo viene modificato e mandato in onda con il nuovo titolo Le campane del silenzio. Già in quello stesso Festival, la RAI ha dovuto sopportare due canzoni di protesta come Mille chitarre contro la guerra di Carmen Villani e Umberto, ma soprattutto C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, interpretata dal suo autore Mauro Lusini e da Gianni Morandi. In particolare, il testo di quest’ultimo brano, è visto come un attacco ad un paese amico (USA), e Morandi viene invitato a sostituire le parole Vietnam e Vietcong con tatata tatata. Ma il disco ormai è inciso, per fortuna è molto richiesta anche la facciata B del 45 giri, cover di un pezzo di Neil Diamond dal titolo Se perdo anche te. E quest’ultima è quella proposta da Lelio Luttazzi nella sua Hit Parade.

Un altro curioso episodio di censura è quello a danno del leggendario complesso dei Nomadi, che nel 1967 si vedono bocciare il testo della canzone scritta da Francesco Guccini Dio è morto, con la quale sono in gara al Cantagiro. Poco importa ai solerti censori che il testo sia tutt’altro che blasfemo e che si concluda con l’augurio di un mondo migliore nel quale, come dice la canzone, Dio è risorto. Il titolo appare decisamente fuori luogo e, nonostante la Radio Vaticana la mandi tranquillamente in onda, la canzone non viene neppure citata nella Hit Parade radiofonica del venerdì, nonostante il relativo 45 giri vada a gonfie vele.

Dopo quanto si è detto finora, immaginate quale sorte sia toccata nel 1969 al singolo proveniente dalla Francia Je t’aime, moi non plus, che durante l’estate viene esposto nei negozi di dischi insieme ai 45 giri usciti dalle varie rassegne musicali del periodo. La canzone in questione, interpretata dalla coppia Jane Birkin e Serge Gainsbourg è la cronaca in presa diretta di un amplesso con tutti i sospiri e i gemiti del caso. Inutile dire che la RAI, pur citandola nella Hit Parade del venerdì, senza farla ascoltare, ne vieta la programmazione in radio e TV. Ma in questo caso interviene addirittura la Procura della Repubblica che ordina il sequestro del disco in tutti i negozi sul territorio nazionale e la confisca in fabbrica delle matrici del 45 giri. In Italia, la coppia francese è subito emulata da Armando Stula che scrive una sexy canzone per Marina Solinas e Andrea Giordana, dal titolo Estasi, che riesce a vendere 50mila copie del relativo 45 giri, prima che la censura fermi tutto.

E’ di questo periodo anche la cover di una bella canzone francese degli anni Cinquanta (Les amants d’un jour), lanciata a suo tempo da Edith Piaf, e tradotta ora dal compianto Herbert Pagani per la voce di Gino Paoli, con il titolo Albergo a ore. Nel testo ci sono tutti gli ingredienti meno graditi ai censori della RAI: amori clandestini, il paragone tra San Pietro e il portiere dell’albergo, il suicidio finale. E infatti, la canzone è ritenuta “non idonea” per la programmazione radiofonica.

E per ora ci fermiamo qui, ma riprenderemo il discorso sabato prossimo.

Ed eccoci all’appuntamento con i compleanni di oggi e dei prossimi giorni. Questa settimana, i nostri auguri vanno a...

28 marzo: Claudio Lolli (59)
29 marzo: Vangelis (66)
30 marzo: Eric Clapton (64), Dori Ghezzi (63), Celine Dion (41), Gianluca Capozzi (34)
31 marzo: Herb Alpert (74), Francesco Gualerzi (cognome d’arte Hertz, 46), Daniele Vit (31)
1 aprile: Camilla (37)
2 aprile: Silvia Salemi (31)
3 aprile: Bruno Filippini (64), Catherine Spaak (64), Miguel Bosè (53), Gianni Fiorellino (27)

Fiorenzo Pampolini per 45 Mania
Sabato 28 Marzo 2009

 

                                                 



 
 

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