SEIMILAUNO
(Pop, folk e musica
classica al Palazzetto dello
Sport di Torino)
Cari amici, nelle cinque
domeniche di novembre
del 1970, la RAI
trasmette in prima
serata sul Secondo
Programma (in
alternativa allo
sceneggiato a puntate in
onda sul Programma
Nazionale, meglio noto
come Primo Canale)
“Seimilauno”, spettacolo
musicale registrato al
Palazzetto dello Sport
di Torino.
L’idea nasce quasi
casulamente un anno
prima e inizia a
consolidarsi dopo il
primo dei concerti
popolari, quello tenuto
dal direttore
Celibidache al Palazzo
dello Sport: 4 mila
persone, un delirio. Il
grande “patron” Vittorio
Salvetti, che pochi mesi
prima aveva portato per
la prima volta la musica
classica al Festivalbar,
intuisce la potenzialità
di uno spettacolo
musicale in onda da un
Palazzetto dello Sport
trasformato in un
immenso studio
televisivo, e decide
così di allestire uno
spettacolo, rivolto
principalmente ai
giovani, nel quale
dosare con abilità un
mix di ingredienti quali
appunto la musica
classica, il folklore e
i divi del momento della
musica leggera italiana
e internazionale.
Il titolo del programma
si riferisce alla
capienza del Palazzetto
dello Sport di Torino,
anche se, prima delle
registrazioni, i
dirigenti RAI erano
piuttosto scettici sul
fatto di riuscire a
raggiungere ad ogni
puntata il numero di
seimila spettatori. In
realtà, prima di ogni
registrazione, erano
almeno ottomila i
giovani che si
accalcavano all’ingresso
del Palazzetto, creando
in qualche caso piccoli
problemi di ordine
pubblico.
Questi giovani, i cui
applausi (o fischi) non
erano comandati da un
assistente di studio ma
venivano spontanei ad
ogni esibizione, non
mancarono fin dalla
prima puntata di far
sentire tutta la loro
disapprovazione nei
confronti di Beethoven,
tanto che la RAI fu
costretta a registrare a
parte, con un pubblico
diverso, l’intermezzo
sinfonico dell’Orchestra
RAI di Torino.
Ma vediamo la scaletta
della prima puntata. Lo
spettacolo è
anticonformistico anche
nella sua struttura:
nessun presentatore sul
palco, i vari ospiti
della serata sono
annunciati da una voce
fuori campo, quella del
suo organizzatore
Vittorio Salvetti.
Aprono lo spettacolo i
Ricchi e Poveri che
propongono le loro hits
del 1970: In questa
città (in gara al
Festivalbar), La
prima cosa bella
(Festival di Sanremo) e
Primo sole, primo
fiore, presentata di
recente alla Mostra
Internazionale di Musica
Leggera di Venezia. Il
gruppo di quattro
ragazzi genovesi
(Angela, Marina, Angelo
e Franco) si era formato
tre anni prima, poi
scoperto e lanciato da
Franco Califano.
Dopo di loro, entra in
scena Massimo Ranieri,
tra le urla isteriche
delle ragazzine. Ma la
sua aria da ragazzo “per
bene” – capelli corti,
camicia bianca, cravatta
– commuove anche le
cinquantenni. Camminando
avanti e indietro sul
palcoscenico, seguito da
tre cameramen con
telecamera mobile per i
primi piani, l’
ex-scugnizzo propone due
recenti successi come
Sogno d’amore
(presentata alla Mostra
di Venezia) e Le
braccia dell’amore
dall’ultimo Cantagiro.
Ranieri è ormai famoso
anche come attore, e
proprio recentemente ha
terminato di girare un
film per la TV accanto
alla grande Anna Magnani
(“La sciantosa”).
Segue un breve
intermezzo per calmare
un po’ l’ambiente, è il
turno infatti
dell’Orchestra Sinfonica
della RAI diretta da
Piero Bellugi, che prova
a suonare la Quinta
Sinfonia di
Beethoven e la Sinfonia
della Gazza ladra
di Rossini, ma di questa
esibizione si sentirà
ben poco, in quanto il
pubblico presente in
sala disapprova con
brusio di curiosità e
applausi disturbatori,
tanto che, come si è
detto, si dovrà
effettuare una seconda
registrazione per
confezionare per intero
la prima puntata dello
spettacolo.
Si torna al pop con i
Rare Bird, che si
esibiscono con
Simpathy e
Beautiful Scarlet.
Il gruppo inglese, del
quale abbiamo parlato
diffusamente la scorsa
settimana, entra in
scena a passo di corsa
accolto da urla ed
applausi.
Dopo di loro, forse per
amore del contrasto,
ecco gli Aguaviva: si
presentano di schiena,
con le braccia levate e
le mani aperte verso il
cielo. Il pubblico li
accoglie in un silenzio
stupito: i nove del
gruppo (quattro donne e
cinque uomini) si
schierano sulla pedana
imbracciando i pochi
strumenti – due chitarre
e un cembalo – mentre il
solista Josè Antonio
Munos attacca con la sua
voce profonda Poetas
andaluces. Gli
Aguaviva (che propongono
anche Cantarè)
sono un gruppo di
studenti e giovani
insegnanti spagnoli
(quattro laureati in
filosofia, due in storia
e pedagogia) i quali
hanno raggiunto il
successo nel loro Paese
con un genere fuori dal
comune, volgendo in
musica le liriche dei
più significativi poeti
contemporanei spagnoli,
dall’esule Rafael
Alberti a Garcia Lorca a
Leon Felipe. In Italia,
li avevamo visti un paio
di mesi prima nel cast
della Mostra
Internazionale di Musica
Leggera di Venezia.
Ci riporta in Italia
l’esibizione di Patty
Pravo (Il mio fiore
nero e La
solitudine). E’ la
diva del momento:
capelli biondissimi
raccolti lisci in un
sofisticato chignon, il
viso lunare privo di
sopracciglia, il lungo
abito nero tempestato di
paillettes.
Lo spettacolo si chiude
col balletto
folkloristico della
Guinea: Fouta Djalon,
sette ragazzi di colore
che suonano e tre
ragazze che ballano
ancheggiando.
E torniamo al torneo
musicale di fine anno, “Canzonissima”,
che stiamo seguendo ogni
settimana anche con un
sondaggio che vi
permette di votare i
vostri artisti
preferiti. Qualcuno dei
nostri amici più attenti
si sarà accorto che
abbiamo modificato
durante la settimana la
composizione delle
coppie della terza
puntata. Purtroppo, mi
sono accorto dell’errore
a scheda pubblicata, e
con il prezioso aiuto
del grande Manlio,
abbiamo rimesso le cose
a posto.
Ora siamo pronti per
parlare della quarta
puntata. Cliccate
sull’apposita scheda per
vedere le nuove tre
coppie di cantanti in
gara questa settimana, e
poi scegliete la vostra
coppia preferita.
E allora....votate,
votate, votate!
E buona settimana a
tutti!
Fiorenzo
Pampolini per 45Mania
Sabato
30 Ottobre
2010