IL RILANCIO DEI ROLLING
STONES
(Con
l'addio dei Beatles
tornano in scena le
Pietre Rotolanti)
Cari amici,
nell’estate del 1970
Paul Mc Cartney scrisse
una lettera al
settimanale inglese
“Melody Maker”, 8 righe
e la firma:
“Tanto per mettere le
cose in chiaro una volta
per sempre, la risposta
alla domanda se i
Beatles lavoreranno mai
più insieme è
decisamente no”.
Com’è noto, il 10
aprile, lo stesso Mc
Cartney aveva annunciato
ufficialmente lo
scioglimento del gruppo.
Intanto, i Rolling
Stones comunicano in una
conferenza stampa il
loro ritorno sulla scena
e una quantità di altre
iniziative: una nuova
etichetta discografica,
un nuovo long-playing,
una serie di concerti in
Inghilterra e una lunga
tournée attraverso
l’Europa che li porterà
anche in Italia il 29
settembre al Palaeur di
Roma e il 1° ottobre al
Palalido di Milano.
Forse si è trattato di
un caso, ma non sono
pochi in Inghilterra a
sostenere che i Rolling
Stones, relegati per
anni al numero due dai
Beatles e da un certo
periodo di tempo
inattivi, abbiano
approfittato del
definitivo scioglimento
dei Beatles e del
conseguente “via libera”
per programmare il loro
rilancio e per tentare
di riconquistare il loro
posto di preminenza nel
mondo della pop music
inglese.
“Non ci interessa
tanto il fatto di
ricominciare a fare
spettacoli in pubblico –
dice il batterista
del gruppo Charlie Watts
– quanto il sentirci di
nuovo attivi, il tornare
tutti insieme al lavoro,
non importa di cosa si
tratti”.
La tournée europea dei
Rolling Stones si
preannuncia come
un’impresa colossale. Il
complesso ha idee ben
precise in fatto di
spettacoli e le metterà
in pratica. “Basta con i
palcoscenici provvisori
che sembrano magazzini
di pezzi di ricambio per
biciclette con
l’aggiunta di qualche
chitarra – dice il
bassista Bill Wyman. –
Abbiamo fatto costruire
uno speciale palco
smontabile, una
costruzione rotonda in
alluminio e plastica
trasparente, che
permetterà al pubblico
di vederci da ogni lato
anche se non mancano le
quinte, il sipario e
così via.
Progettato
dall’americano Martin
Francis, uno degli
organizzatori del
festival pop di
Woodstock, il
palcoscenico è una
struttura ad anello
circondata da un vero e
proprio muro di potenti
casse di altoparlanti,
si monta in cinque ore e
si smonta in meno di
due, pesa 6 tonnellate e
viene trasportato da due
grossi camion che
portano anche una
piccola gru semovente
per le operazioni di
montaggio.
E’ un’unità
autosufficiente che è
costata circa 10 mila
sterline (15 milioni di
lire). Non manca un
grande parco lampade con
luci psichedeliche ed
effetti di ogni genere.
Al lavoro da tre mesi in
sala d’incisione per il
loro nuovo long-playing,
i Rolling Stones hanno
ancora parecchio da fare
per completare il disco,
e dopo la scadenza del
contratto con la Decca
stanno ancora cercando
una casa discografica
che distribuisca la loro
etichetta personale.
“Vogliamo essere il più
indipendenti possibile –
dice Jagger – e perciò
abbiamo deciso di
fondare una nuova casa
discografica. Quello che
conta è che vogliamo
offrire una produzione
di alta qualità: niente
bubble gum music o roba
del genere”.
Il disco uscirà poi
nella primavera del 1971
su etichetta Rolling
Stones Record, con il
titolo “Sticky Fingers”.
L’album raggiunge il
primo posto delle
classifiche inglesi e
statunitensi per alcune
settimane. Dieci le
tracce contenute, la più
nota delle quali è
Brown sugar.
Bene, per oggi è tutto.
I vostri amici 45maniaci
si prendono ora un
periodo di riposo e
dunque l’appuntamento
con il prossimo
editoriale è per sabato
24 settembre, quando
rivivremo insieme la tre
giorni della Mostra
Internazionale di Musica
Leggera di Venezia del
1971.
A presto!
Fiorenzo Pampolini per
45Mania
Sabato 3
Settembre 2011
